Socrate e le sue verità

‘Ci sono persone nate per sgobbare ed altre nate per stare a guardare. Non è questione di salute, né di intelligenza, né di bisogno.

È così e basta!

Dalle prime tutti si aspettano di più, dalle seconde nessuno si aspetta niente.

Per le prime non ci sono mai elogi, qualunque cosa facciano è dovere. Per le seconde è il contrario, poiché non ci si aspetta niente da loro, basta che muovano un dito e tutti si affrettano a coprirle di complimenti.’

Socrate

Qui si può comprendere che fin dall’antichità l’uomo, come essere umano, si comportava già come ai giorni nostri. Le differenze sono minime.

La verità è lampante: più fai e più si aspettano che tu faccia; mentre quando ti dai meno d’affare, passando inosservato, vieni lodato più di colui che ha sgobbato per tutto il tempo.

Per me ciò significa che nel mondo degli umani la furbizia è la dote migliore che una persona possa avere per avere ottimi risultati con il minimo sforzo.

Lode ai furbi!

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La vita di Socrate viene divisa in due fasi: la prima dove frequentò i Fisici (Archelao); la seconda è il Socrate della vecchiaia raccontato da Platone e Senofonte.

A.E. Taylor ha notato che i due momenti della vita di Socrate hanno radici nel periodo da lui vissuto:

Non possiamo neanche cominciare a comprendere Socrate, fino a che non abbiamo chiaro a noi stessi che la sua giovinezza e la prima maturità trascorsero in una società separata da quella in cui Platone e Senofonte crebbero dallo stesso abisso che divide l’Europa prebellica da quella postbellica.

La vita di Socrate

Suo padre era uno scultore e sua madre una levatrice. La sua vita famigliare è nebulosa: si sa solamente che il padre gli lasciò una rendita da poter vivere modestamente, si sposò in età tarda e il suo ultimo periodo di vita lo visse in povertà. Fra il 432 e il 422 Socrate prese parte alle battaglie di Potidea, di Delio e di Anfipoli compiendo il servizio militare come oplita (soldato della fanteria pesante). In questo periodo salvò a Potidea la vita e le armi al ferito Alcibiade. Nel 406, gli strateghi, vincitori nella battaglia delle Arginuse, furono accusati di non aver provveduto al salvataggio dei naufraghi e non aver onorato i caduti; Socrate in quell’anno faceva parte del consiglio (la bulè), era fra i pritani, e si oppose al popolo che voleva si seguisse una procedura illecita, ma non riuscì a fare evitare agli strateghi la condanna. Quando fu restaurata la democrazia, dopo l’oligarchia, Socrate fu accusato e richiesta la pena di morte da Meleto, Anito e Licone di fronte al popolo ateniese, perché secondo loro egli «agiva illecitamente, in quanto non credeva agli dei a cui credeva la città e introduceva divinità (δαιμόνια) nuove, e inoltre in quanto corrompeva la gioventù». Di questo importante evento ce ne dà evidenza Platone (filosofo greco) nella sua Apologia di Socrate. Si evince che Socrate si giustificò minutamente delle accuse ma non volle invocare la clemenza dei giudici, ciò irritò i cinquecento Ateniesi chiamati a decidere e fu dichiarato colpevole con soli sessanta voti di maggioranza. La procedura attica dava la possibilità all’accusato a opporre alla pena chiesta dall’accusatore quella che egli pensava di meritare, quindi Socrate rispose che, per ciò che aveva fatto alla città, credeva di dover essere mantenuto a spese pubbliche nel pritaneo. Purtroppo fu condannato a morte con una maggioranza di ottanta voti. L’esecuzione della sentenza fu ritardata, per motivi rituali, di circa un mese. Socrate avrebbe potuto anche scappare con l’aiuto del discepolo e amico Critone, ma non lo fece. Attraverso il Fedone di Platone sappiamo che in carcere Socrate, circondato dagli amici e dagli scolari, dopo aver filosoficamente discusso il problema della morte e dell’aldilà, bevve serenamente la cicuta.

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Titti il gatto

"La libertà di pensiero ce l'abbiamo. Adesso ci vorrebbe il pensiero." Karl Krause

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